Bacino del Sulcis“Il giorno 7 novembre 1834 percorrendo a piedi la strada che conduce da Iglesias a Gonnesa e Terra Segada, trovandomi al piede orientale del piccolo Monte Lisau, che domina il villaggio suddetto, nel cammino di Flumentepido rinvenni un frammento di arenaria bigia al quale era aderente una sostanza nera carboniosa; sottoposta quella sostanza alla prova del cannello mi parve costituire un vero combustibile fossile; furono vane le mie ricerche per iscoprire la giacitura di quella sostanza.”

Questa descrizione del Generale Alberto Lamarmora, relativa al primo ritrovamento di frammenti di carbone nel 1834 e riportata nel suo “Voyage en Sardaigne” pubblicato nel 1875, gettò le basi della storia del bacino carbonifero del Sulcis, sede del distretto minerario più importante d’Italia. La scoperta vera e propria del giacimento avvenne nel 1851 ad opera di Ubaldo Millo, il quale fece scavare dei pozzi dai quali estrasse il combustibile fossile.
Il giacimento di carbone del Sulcis è situato entro un’area ricca di giacimenti minerari differenti (piombo, ferro, zinco), tradizionalmente caratterizzata da una densità di popolazione molto bassa e da un’economia agro-pastorale fino a quando, nella seconda metà dell’Ottocento, fu intrapreso lo sfruttamento sistematico delle risorse del sottosuolo. Centri come BacuAbis, Cortoghiana e successivamente Carbonia si svilupparono intorno a questa attività estrattiva.
Il bacino carbonifero del Sulcis, risalente al Terziario, è situato nell’area sud-occidentale della Sardegna e occupa circa 100 Km quadrati, da Fontanamare fino alle alture vulcaniche vicino a Serbariu. A oriente è delimitato dai rilievi paleozoici tra Gonnesa e Serbariu di sopra, ad occidente la sua estensione prosegue sotto il mare ma le ricerche si sono limitate per lo più alla terraferma. Il bacino si sviluppa nel sottosuolo dal basso verso l’alto con formazioni denominate del “Miliolitico”, del “Produttivo”, delle “Arenarie del Cixerri”, Vulcaniti e Depositi Quaternari. Il carbone del giacimento del Sulcis è per lo più costituito dalla trasformazione di foglie, spore, pollini e alghe; rarissimi i rami (trovati solo a Seruci) e le radici. Ciò fa pensare che si tratti di depositi di materiale proveniente da altre località trasportato dalle acque e dagli agenti atmosferici.

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